
www.albgoldenchains.com è un luogo stimolante che utilizza finestre pop-up per creare un’interfaccia utente paradossalmente innovativa. Attraverso la combinazione di finestre popup con una breve video musicale e un sito e-commerce, crea un’esperienza unica di navigazione diversa da ogni altra che tu abbia mai fatto prima.
Ricorda solo 2 cose:
1) abilita i pop-up
2) puoi vederlo solo se navighi con Google Chrome. ;o)

E’ l’idea messa in pratica dal sito australiano di e-commerce Kogan.com che, a quanto pare per primo, ha messo una vera e propria “tassa” sull’utilizzo del browser di Microsoft Internet Explorer 7 (IE7).
I clienti che usano IE7 per fare acquisti su Kogan.com dovranno pagare un supplemento pari al 6,8% dell’importo. Una sorta di I.D.A. (Imposta sul Disvalore Aggiunto – da IE7).
L’AD dell’azienda ha dichiarato di aver deciso una strategia così aggressiva allo scopo di recuperare parte dei costi necessari per rendere accessibile il sito anche con il browser di casa Microsoft. Non solo, ogni mese la percentuale salirà dello 0,1%.
E’ improbabile che gli utenti decideranno di pagare un costo aggiuntivo quando ciò è evitabile passando ad un altro browser (Chrome/Safari/Firefox). L’obiettivo della Kogan è certamente quello di incoraggiare i propri clienti (e potenziali tali) ad aggiornare Internet Explorer o passare a un altro browser.
Mr Kogan ha dichiarato che i suoi clienti si sono dimostrati molto felici e di aver ricevuto molti elogi per quest operazione. Di certo ha anche i nostri.
Il blog dell’azienda:
http://www.kogan.com/au/blog/new-internet-explorer-7-tax/

I codici QR (Quick Response) sono stati lenti a prendere piede – almeno da noi -, ma stanno rapidamente guadagnando popolarità, grazie al diffondersi di smartphone fra gli utenti e dei media tradizionali. Quindi gli inserzionisti stanno abbracciando la tendenza e inseriscono in qualche modo un QRcode nelle loro campagne.
Il sondaggio, condotto da Nellymoser e riportato da MediaPost , ha mostrato che il numero di QRcode trovati nelle 100 riviste più vendute negli Stati Uniti è aumentato di oltre il 476 per cento nei primi nove mesi di quest’anno. Da 88 nel mese di gennaio si è passati a 507 nel mese di settembre. Su base trimestrale, il numero di codici QR nelle riviste è cresciuto da 252 nel 1° trimestre a 1155 nel 3° trimestre (358%).

Gli inserzionisti hanno iniziato ad usare i codici per scopi di marketing. Dei 507 codici del mese di settembre ne sono stati trovati 482 in pubblicità, mentre solo 25 sono stati utilizzati per migliorare materiale editoriale. È interessante notare che il maggior numero di codici è stato trovato nelle riviste di moda femminile, di bellezza o gossip, come Glamour, InStyle e Us Weekly.
La maggior parte degli inserzionisti ha ritenuto che l’apertura di un video fosse la scelta più giusta (47% dei QR pubblicati) evidenziando la difficoltà nell’ideare un’esperienza innovativa e coinvolgente per l’utente. Su questo c’è da riflettere.
Altri usi che sono stati rilevati dalla ricerca sono: attivazione abbonamenti (34%); social media share (24%); meccanismi di acquisto attraverso gli smartphone (16%) e coupon (12%). Questo chiarisce che non sarà solo la pubblicità la funzione principale di codici QR, ma anche che il modo più efficace per usarli nel dialogo con il proprio target di riferimento deve ancora essere trovato.
Via Simplyzesty
La scomparsa di Steve Jobs, uomo simbolo della Apple e soprattutto la sua anima, ha toccato il cuore di molti. Tra questi, ovviamente, anche molti creativi di agenzie di comunicazione che hanno voluto fare un saluto con il loro linguaggio abituale. Questi i sono quelli che più ci hanno emozionato. Ciao grande uomo.

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Un giorno del 1969 (chi scrive è nato in quell’anno) lo studente Carolyn Davidson fu avvicinato da Phil Knight (fondatore della Nike) che gli offri 2 dollari l’ora per realizzare delle tabelle e grafici per la sua azienda. Per i successivi 2 anni Davidson si occupò di design per la Blue Ribbon Sports, la società che Knight fondò nel 1964. Poi un giorno del 1971 Phil gli chiese di lavorare a una fascia per una scarpa. L’unica raccomandazione fu “fa che la fascia sia di sostegno alla scarpa”. Lo studente propose una mezza dozzina di proposte ma nessuna di queste entusiasmò particolarmente. Così scelsero la “meno peggio”.

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E’ noto – perché non fanno altro che ripetercelo – che gli italiani non rinuncerebbero mai al loro cellulare.
Pochi giorni fa Corrado Calabrò il presidente di Agcom ha sentenziato in parlamento: la rete mobile è a rischio collasso.
Pare ci siamo troppe chiavette, smartphone e iPad. Troppi iPad?????
La cosa buona è che dopo tanti anni l’Agcom si sia finalmente accorta che gli utenti italiani non hanno il servizio che pagano, e che la banda “promessa” dagli operatori è solo e da sempre (e speriamo non per sempre) irragiungibile. Ormai ci siamo abituati, è un po’ come quei grandi magazzini che raddoppiavano il prezzo per poi farti lo sconto del 50% alla cassa.
Vodafone (Paolo Bertoluzzo, Ad) ha subito preso la parola: la colpa è degli abbonamenti flat!
Sempre che sia vero che la rete rete è arrivata al limite – Franco Bernabè Ad di Telecom dice il contrario – non sarà che la colpa è di chi ha venduto sempre più chiavette o abbonamenti dati, non occupandosi della reale disponibilità di banda e senza investire sullo sviluppo della rete stessa? Perché se è vero quello che dice Calbrò allora non può essere andata che così.
O la colpa è di chi ha acquistato i servizi senza peraltro averne mai pienamente goduto?
Il futuro a medio termine, a mio avviso, prevede 3 scenari:
primo: tutto rientra e non se ne parla più, come accade per la maggior parte dei temi in Italia (prob. 35%);
secondo: gli operatori coglieranno l’occasione al volo per ridurre i pacchetti flat (che poi non sono flat!!!) e/o aumentare le tariffe (prob. 65%);
terzo: si modifica la legge Pisanu per far partire l’uso del wi-fi pubblico; si lancia seriamente il wi-max; si liberano altre frequenze per la rete mobile (prob. 0%).

Oggi i giornalisti italiani sono in sciopero come segno di protesta contro la legge definita “bavaglio” che il parlamento sta per approvare. Uno sciopero inutile. Il fine è nobile ma il risultato è un autobavaglio.
Lo sciopero è uno strumenti di protesta usualmente utilizzato dai giornalisti nei confronti degli editori per motivi in genere economici o di forzatura della linea editoriale. In questo caso è una forma di protesta nei confronti del governo che vuole imbavagliare l’informazione. Ma non facendo uscire i giornali si fa proprio il gioco che si vuole combattere.
La maggior parte degli italiani oltre a non aver capito che cosa comporterà veramente l’applicazione di questa legge, non legge abitualmete i giornali.
Come dare un vero risalto al problema?
L’FNSI – anziché indire un’inutile sciopero – avrebbe dovuto chiedere agli editori di far uscire domani dei giornali diversi, stile dossier, interamente concentrati sulla legge (niente calcio, niente cronaca, ecc.). Contenitori di interviste e opinioni di personaggi in vista dei più vari settori (anche sportivi, perché no?) ognuno con la propria idea.
Si è persa un’occasione per dare delle informazioni molto dettagliate a quei pochi che il giornale lo comprano, raggiungendo però anche chi non li legge, perché un’operazione simile avrebbe catturato l’attenzione di qualsiasi media a partire da quelli stranieri.
Non è con il silenzio che si esprimono le proprio idee.

Tutti lo vogliono, ma non si snoda una fila lunga lunga, interminabile, davanti alle porte dei negozi hi-tech. È l’online a vincere per la tecnologia, e infatti le prenotazioni di iPad via rete ha evitato l’assembramento per avere il nuovo oggetto dei desideri taggato Apple.
Come sanno bene i sociologi, esistono gli innovatori (che producono e sperimentano tecnologie e novità) e i gregari. In questo caso, per chi non ha a disposizione un piccolo gruzzoletto da sacrificare in maniera ripetuta per l’iPad e successivi modelli, deve riflettere se sia il caso di attendere le prossime versioni. Perché? Magari per avere una webcam – che ora è assente e qualcuno, che ha smontato l’iPad, bisbiglia di aver notato lo spazio di alloggiamento pronto per il futuro -, e una porta usb che ora latita. Due piccoli nei che non vanno sottovalutati. Cult o non cult? Questo è il problema.
[fg]