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Archivio dell'argomento ‘DIRITTI in rete’

Stavo scaricando una nuova applicazione sul mio (utilissimo) iPhone quando un alert mi avvisa con fare perentorio che “I termini e le condizioni dell’iTunes Store sono stati modificati”. Curioso sono andato a leggere ma dopo alcune noiosa schermate ho deciso di ricevere le nuove condizioni via mail e accettarle per procedere. Di nuovo un alert mi chiede se sono sicuro di aver letto le nuove condizioni e che è importante farlo, se non l’ho fatto posso anche non accettare e, ovviamente, non utilizzare i servizi: ho scelta???. La sorpresa è nel contenuto della mail (che incollo qui sotto). Si può leggere una cosa del genere da in iPhone? O meglio si può leggere una cosa del genere? Il testo (modifice + condizioni generali) è talmente lungo che non è arrivato neanche tutto, come si può vedere finisce troncato (sempre ce ci arriviate in fondo alla pagina). Qualcuno di voi lo a mai letto con attenzione?

I termini e le condizioni dell’iTunes Store sono stati modificati

Le modifiche che abbiamo apportato ai termini e alle condizioni includono quanto segue:

• La sezione “Regali” delle Condizioni di Vendita dell’iTunes Store è stata modificata per chiarire che i Regali non possono essere utilizzati per acquisti in-app, aggiornamenti, o l’OS di iPod touch, e per spiegare che alcuni regali richiedono hardware e impostazioni dei controlli censura compatibili per poter essere riscattati.

• Una nuova sezione “Regali” è stata aggiunta ai Termini e Condizioni dell’App Store per spiegare le condizioni alle quali le App possono essere regalate, incluso una spiegazione che i Regali non possono essere utilizzati per acquisti in-app, aggiornamenti, o l’OS di iPod touch, e per spiegare che alcuni regali richiedono hardware e impostazioni dei controlli censura compatibili per poter essere riscattati.

iTunes Store
CONDIZIONI DI SERVIZIO
iTunes Store

CONDIZIONI DEL SERVIZIO

Il presente documento costituisce un contratto tra lei e iTunes S.à.r.l. (“iTunes”) che stabilisce le condizioni alle quali potra’ utilizzare il servizio di iTunes Store. Il presente contratto – insieme a tutti gli aggiornamenti, condizioni aggiuntive e tutte le policies di iTunes/Apple richiamate nel presente contratto – costituiscono congiuntamente il “Contratto” tra lei e iTunes. Se lei intende aderire a queste condizioni, clicchi su “Accetto”. Se lei non intende aderire a queste condizioni, non clicchi su “Accetto” e non utilizzi questo servizio. Lei deve accettare e rispettare queste condizioni così come le vengono presentate; non sono possibili variazioni, aggiunte o cancellazioni, e iTunes può rifiutarle l’accesso a iTunes Store per la mancata osservanza di qualsiasi condizione del presente Contratto.

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Banda larga/2

10 novembre 2009 DIRITTI in rete Commenti

caselloautostradale

Notizia veloce veloce. Si stanno mettendo d’accordo.
Si fanno paragoni sull’introduzione della banda larga: “un salto fondamentale verso il futuro, così come è stato per l’Autostrada del sole negli anni 60″.
Speriamo, allora, che a qualcuno non venga l’idea ‘prodigiosa’ di farci pagare pure il pedaggio.
[fg]

bandalarga

Stand by per lo stanziamento degli 800 milioni promessi dal Governo a favore della modernità del Paese, per portare la banda larga a 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012.

La crisi falcia anche i fondi relativi al “piano Romani”: congelate le risorse, appassite le speranze per chi finalmente pensava che la rivoluzione avesse fatto breccia in territorio italiano. Si può andare avanti così? Ai posteri l’ardua sentenza.
[fg]

iscrizione romana_apuleio

Basta con la limitazione dei 26 caratteri dell’alfabeto latino per creare i domini Internet. Da ora in poi via libera anche ai caratteri di altri alfabeti come arabo, cirillico, greco e cinese.

Finita l’epoca della dominazione romana, anche se targata Usa: arriva la “rivoluzione alfabetica del web”. Lo hanno deciso i membri del Consiglio dell’Ente internazionale per la regolamentazione e la gestione degli indirizzi che hanno votato ufficialmente per questo cambiamento.
Si partirà a metà novembre per arrivare nel 2010 iniziando il ‘lavoro serio’.
Attraverso una traduzione, sarà possibile codificare il nome del dominio scritto in un alfabeto non latino nella forma che il DNS riconosce.

Secondo l’Icann, la metà degli internauti – che arrivano a quota 1,6 miliardi – parla una lingua che utilizza un alfabeto diverso da quello latino.
Morale: melius abundare quam deficere.
[fg]

Costituzione Itailiana_momento della firma

I Padri Costituenti ci misero l’impegno e la Costituzione Italiana prese vita. Che poi gli italiani dei giorni nostri la ignorino – beata gioventù -, quello è un altro discorso. E a metterci una pezza su questa vergognosa mancanza di interesse civico arriva l’iniziativa per le scuole secondarie superiori “Il Quotidiano in Classe”, che quest’anno ha raggiunto un nuovo record di iscrizioni al progetto: 1,7 milioni di studenti. E meno male!

Peccato che in classe, una volta a settimana, gli studenti visioneranno, analizzeranno, scandaglieranno, s f o g l i e r a n n o… carta stampata. Quotidiani azzimati e notissimi, di carta profumata. Niente online, neanche un click.

Cito testualmente dal lancio di agenzia:

“L’Osservatorio Permanente Giovani – Editori portera’ in classe gratuitamente, anche quest’anno, una sola volta alla settimana, piu’ quotidiani a confronto: Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Il Gazzettino, La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino, L’Unione Sarda, Il Tempo, La Gazzetta del Sud, L’Adige, La Gazzetta di Parma, L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi, La Gazzetta dello Sport”.

L’unica speranza è di aver capito male. Auguriamoci un errore di battitura.
Nell’elenco mancano troppi  www.
[fg]


Grandi gruppi editoriali in questi giorni hanno scritto alla commissione europea accusando Google, Yahoo, ecc. di rubare il loro lavoro.

L’accusa è diretta, ancora una volta, nei confronti degli aggregatori di notizie (Google News nda) colpevoli di mettere gratuitamente a disposizione degli utenti le pagine dei giornali; perché di questo si tratta.

Miope lamentela?

No, non credo. D’altronde se un editore mette liberamente disponibili dei contenuti su di un sito, è perché vuole che qualcuno ci arrivi e li legga. E se qualcuno fa gratis il lavoro per lui è normale che si lamenti? Se poi lo stesso editore utilizza (pagando) che so… adwords per promuovere alcuni servizi, la rimostranza diventa paradossale.

Miope lungimiranza?
Probabile. Sembra tanto un passo fatto con l’intenzione di arrivare prima possibile a ottenere un riconoscimento istituzionale del problema che porti i grandi(?) provider a riconoscere royalty per i diritti d’autore, in puro stile Youtube-Majors. Ma non sta in questi termini la soluzione dei problemi dell’editoria.

E se Google mandasse a tutti gli editori una mail PEC con scritto «Caro editore, vuoi ancora i miei utenti? Allora da domani si paga!»?

download-icon by realku2004

Ventiquattro canzoni scaricate illegalmente dal web sono costate a una donna di 32 anni del Minnesota (USA) una multa di ben 1,9 milioni di dollari, ossia circa 1.366.000 euro, per risarcire i danni della malefatta. Se avesse pagato per il download legale la cifra da sborsare sarebbe stata solo di 99 centesimi di dollaro a brano.

Contenti quelli della Record Industry Association of America (Riaa), l’associazione dei produttori discografici, la donna un po’ meno. E infatti ha deciso di ricorrere in appello. La violazione di copyright costa decisamente cara.
[fg]

Via Corriere.it