Gli auguri per il 2011… e per il 2112, 2113, 2114!
30 dicembre 2010 • Senza categoria • Commenti
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30 dicembre 2010 • Senza categoria • Commenti
10 luglio 2010 • Senza categoria • Commenti

E’ noto – perché non fanno altro che ripetercelo – che gli italiani non rinuncerebbero mai al loro cellulare.
Pochi giorni fa Corrado Calabrò il presidente di Agcom ha sentenziato in parlamento: la rete mobile è a rischio collasso.
Pare ci siamo troppe chiavette, smartphone e iPad. Troppi iPad?????
La cosa buona è che dopo tanti anni l’Agcom si sia finalmente accorta che gli utenti italiani non hanno il servizio che pagano, e che la banda “promessa” dagli operatori è solo e da sempre (e speriamo non per sempre) irragiungibile. Ormai ci siamo abituati, è un po’ come quei grandi magazzini che raddoppiavano il prezzo per poi farti lo sconto del 50% alla cassa.
Vodafone (Paolo Bertoluzzo, Ad) ha subito preso la parola: la colpa è degli abbonamenti flat!
Sempre che sia vero che la rete rete è arrivata al limite – Franco Bernabè Ad di Telecom dice il contrario – non sarà che la colpa è di chi ha venduto sempre più chiavette o abbonamenti dati, non occupandosi della reale disponibilità di banda e senza investire sullo sviluppo della rete stessa? Perché se è vero quello che dice Calbrò allora non può essere andata che così.
O la colpa è di chi ha acquistato i servizi senza peraltro averne mai pienamente goduto?
Il futuro a medio termine, a mio avviso, prevede 3 scenari:
primo: tutto rientra e non se ne parla più, come accade per la maggior parte dei temi in Italia (prob. 35%);
secondo: gli operatori coglieranno l’occasione al volo per ridurre i pacchetti flat (che poi non sono flat!!!) e/o aumentare le tariffe (prob. 65%);
terzo: si modifica la legge Pisanu per far partire l’uso del wi-fi pubblico; si lancia seriamente il wi-max; si liberano altre frequenze per la rete mobile (prob. 0%).
8 luglio 2010 • Senza categoria • Commenti

Oggi i giornalisti italiani sono in sciopero come segno di protesta contro la legge definita “bavaglio” che il parlamento sta per approvare. Uno sciopero inutile. Il fine è nobile ma il risultato è un autobavaglio.
Lo sciopero è uno strumenti di protesta usualmente utilizzato dai giornalisti nei confronti degli editori per motivi in genere economici o di forzatura della linea editoriale. In questo caso è una forma di protesta nei confronti del governo che vuole imbavagliare l’informazione. Ma non facendo uscire i giornali si fa proprio il gioco che si vuole combattere.
La maggior parte degli italiani oltre a non aver capito che cosa comporterà veramente l’applicazione di questa legge, non legge abitualmete i giornali.
Come dare un vero risalto al problema?
L’FNSI – anziché indire un’inutile sciopero – avrebbe dovuto chiedere agli editori di far uscire domani dei giornali diversi, stile dossier, interamente concentrati sulla legge (niente calcio, niente cronaca, ecc.). Contenitori di interviste e opinioni di personaggi in vista dei più vari settori (anche sportivi, perché no?) ognuno con la propria idea.
Si è persa un’occasione per dare delle informazioni molto dettagliate a quei pochi che il giornale lo comprano, raggiungendo però anche chi non li legge, perché un’operazione simile avrebbe catturato l’attenzione di qualsiasi media a partire da quelli stranieri.
Non è con il silenzio che si esprimono le proprio idee.